30
Apr
08

S-fascismi…

Da quella palla di fango e sterpaglie che era, l’uomo malgrado una passata di lacca lucida e pennello, cambiò poco. Non sempre e non tutti si diedero un gran da fare per migliorarlo e ogniqualvolta il tentativo si pose in essere fallì miseramente, fra una risata e una piroetta di un destino che ne sapeva assai di come farsene beffa. L’avvicendarsi di buoni esempi servì ugualmente a renderne le condizioni ancora più pietose, rilevando solo il fatto che di belluino in lui tanto c’era e in abbondanza ne rimaneva a scorte tali che ne avrebbe fatto provvista anche per i periodi di magra, nei rari attimi di lume che come saetta sarebbe sceso dal cielo, in una nottata tersa magari d’estate, fatta di stelle e saltellante risacca del mare sugli scogli. Si fece largo quasi a spintonate la Democrazia che volle vedere in faccia se non in quello sguardo di finta mestizia l’uomo che era affaccendato in ben altri maneggi, pronto a nascondere pugni e dita che fino a un istante prima spostavano carte e pedine, per farle sparire come mai fossero esistite, giù in una tasca senza fondo, amici come nemici, suore come meretrici, santi e peccatori, a tutti medesima sorte di un calderone in ebollizione. Democrazia chiese di sé e perché l’avesse tanto presto dimenticata, l’uomo la guardò come se non l’avesse mai vista prima non nascose rossori giacché non ne aveva e invece fissò la punta delle scarpe un po’ consumata, ma tirata a lucido da farle sembrare nuove di bottega, e rispose con secca voce e tono asciutto: “non ho niente da darti in risposta, né sarebbe mio dovere farlo, perché a dirla tutta è come mai ci fossi stata, quindi alza i tacchi e vai altrove a seminare i tuoi valori da catechismo laico, posso fare facilmente a meno di te” e con le spalle tentava di coprire a mala pena una scritta sul muro, poco importa che quella stessa riportasse la mente a eccidi e tragedie, vere e proprie umane catastrofi. Democrazia non volle andarsene senza aggiungere una parola e proferì quasi da ascoltarsi da sé: “ebbene e sia, ma non vestirai con i miei panni ciò che nemmeno mi somiglia, questo è un monito che dovrai tenere ben presente. Bada a te”. L’uomo che si era fatto piccino come un pollice di un bambino fece spallucce e lasciò che ella s’allontanasse, senza far rumore sul tappeto di foglie secche al posto del selciato.

In picchiata invece, subito dopo, mentre l’uomo era intento a completare l’opera sua d’arte su quel muro che man mano sgretolava e lui cocciuto provvedeva a fare ritocchi di calce qui e torba lì da farlo passare quasi come un muro maestro piuttosto che un’intercapedine che aveva tutta l’aria d’essere di cartone dopo una pioggia battente, aggiungeva particolari importanti, come simboli e slogan, facce e frasi fatte, in picchiata come uno stukas giunse senza troppi complimenti la Libertà, e arrivò senza chiedere autorizzazione all’atterraggio. Si posò di fretta in cima a un albero (un superstite!) e continuò a guardare quello che l’uomo disegnava con mano ferma ma infantile nel tratto. “ah! Ah! Ah!” scoppiò a ridere in una risata fragorosa, come non le capitava da tempo. “Che sono quei segnacci?” “ancora vai avanti con quella storia???”, “Vedi? Lì davvero non potresti ritrarmi, a parte che non sai nemmeno come sono i miei occhi e il mio naso (sempre ammesso che io ne abbia, ma a conti fatti direi di sì), ma io lì ti guasterei l’opera!”, “E bravo!”. L’uomo la osservò dal basso, come si fa con il sole e si rimane abbacinati, e le lanciò uno sguardo severo, quasi cattivo: “Che vuoi tu, come te ce ne sono a iosa in giro” disse torvo. “Ah sì? Non ne vedo, eppure da qui copro una visuale di miglia e miglia lontano”. L’uomo tirò fuori dalla tasca una bandiera e sfoggiò un libricino dalla copertina colorata. “sì qui c’è scritto tutto quello che mi serve!” “quindi smamma (gli uomini avevano anche perso l’uso corretto della parola di quei tempi)”. “Sta bene” infondo ti stavo offrendo un’ultima possibilità” aggiunse lei sistemando la chioma scarmigliata dalla lunga trasvolata che la portava di qui a lì del globo. Scosse le ali e le piume sparirono nell’aria come in un turbinio che l’occhio dell’uomo non fece in tempo a percepire.

Mentre l’uomo proseguiva con i suoi artistici ritocchi fatti di dettagli, crittogrammi, ideogrammi e banali anagrammi, giunse in marcia un esercito armato fino ai denti che non ebbe bisogno alcuno di qualificarsi, lo ammanettò per disturbo della quiete pubblica, per saccheggio e vandalismo, per falsa propaganda, volo non consentito su suolo pubblico e gli fece firmare una scheda; su quella scheda c’era un solo partito, una sola faccia e un solo nome. In calce avrebbe apposto il proprio acconsentendo ovviamente all’uso dei dati personali. Ma che ve ne fossero ancora di consensi, diritti e libere opinioni era di gran lunga tutto da verificare.

XAutore: http://errisvejo.splinder.com/


1 Risposta a “S-fascismi…”


  1. 1 fabioletterario Aprile 30, 2008 alle 11:22 am

    Concordo in pieno. Siamo noi, con il nostro egoismo e il nostro menefreghismo a dover aver timore di noi stessi…!

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