E’ di moda, in Italia, parlare dei problemi - come nel caso della “sicurezza” - senza affrontarne le cause, senza voler minimamente intaccare le cause della supposta insicurezza. L’oligarchia al potere in Italia e i media che la sostengono, cercano scorciatoie al mantenimento della propria egemonia: ergo si manipolano le coscienze dei cittadini da una parte e, dall’altra, ci si de-responsabilizza totalmente coinvolgendo la cittadinanza tutta. Una volta creata la falsa emergenza “sicurezza”, chi potrà più smentirla, visto che la maggioranza dei cittadini se l’è bevuta? E di chi sarà la responsabilità di eventuali disordini sociali, nel momento in cui le ronde di “liberi cittadini” si scontreranno con, mettiamo, extracomunitari e non?
E’ chiaro che i responsabili saranno i singoli che avranno creduto al pericolo tanto sbandierato, i quali saranno lasciati soli, come conviene sempre in questi casi, al cospetto della legge e dell’opinione pubblica. Un buon metodo, non c’è che dire.
Nel Venezuela, bolivariano e socialisteggiante, in questi giorni si parla, con un certo impegno, del problema sicurezza. Si, anche nel paese caraibico il problema sussiste, ed è certamente assai più serio che nel nostro paese a causa delle condizioni socio-economiche in cui il paese, per decenni e ben prima dell’arrivo al potere di Chavez democraticamente eletto, è stato lasciato. Ciò che invece è degno di nota è il modo in cui in quel paese si affrontano i problemi e, nello specifico, quello sulla sicurezza. Intanto, c’è da dire che sia i giornali che i commentatori TV, a meno che non siano schierati con protervia (cioè attraverso lauti finanziamenti dell’oligarchia venezuelana alleata con gli Stati Uniti) contro Chavez, sono tutti d’accordo a collegare la criminalità con la situazione di precarietà sociale che è presente nel paese. In secondo luogo, è differente, diametralmente opposto il modo di affrontare il problema.
Esso viene preso per le corna. Come? Attraverso una partecipazione diretta e fortemente stimolata dal governo, della parte più povera della popolazione ai programmi di educazione, dell’accesso gratuito ai servizi sanitari e alla casa, si inizia a risolverlo. Le statistiche infatti parlano chiaro. In 10 anni di rivoluzione bolivariana, molti indici di benessere economico e sociale sono migliorati, nonostante il livello bassissimo dal quale partiva il paese caraibico.
Nel nostro paese, al contrario, al posto della partecipazione di tutti al di là del colore della pelle e/o della religione d’appartenenza, o ancora della propria posizione sociale rispetto alla povertà/ricchezza, c’è l’arruolamento in formazioni privatizzate e sotto lo stretto controllo di organizzazioni politiche che nell’antagonismo alla nazione hanno il proprio tratto distintivo.
E’, dunque, proprio questo il nodo: 2 modi opposti di affrontare un problema denotano 2 intendimenti del tutto differenti. Perchè, se il problema è 1 (la sicurezza), vari possono essere i modi per eliminarlo. Quello scelto dal nostro paese, lungi dal garantire una qualche risoluzione del problema, proprio perchè non se ne affrontano le cause, intende semplicemente difendere i ricchi dall’eventuale assalto di una umanità povera ed emarginata che tale non vuole rimanere.


